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DISTURBI DI PERSONALITA'

Eugenio Montale

I tratti di personalità sono modi di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell'ambiente e di sé stessi, che si manifestano in molti momenti della propria vita personale e sociale. I disturbi di personalità si manifestano quando i tratti sono così rigidi e disadattivi da compromettere il funzionamento sociale o lavorativo e causare una sofferenza soggettiva.

Possono esordire durante l'adolescenza, o anche più precocemente, e continuare durante la vita adulta.

Carla, 30 anni, mi chiede un appuntamento perché si sente profondamente depressa, sempre più apatica e insoddisfatta della propria vita.

Dice di essere felicemente sposata da sei anni, ha due figli, un buon lavoro e appare soddisfatta della sua carriera.

E' stupita di sentirsi tanto male dato che tutto va bene, pensava di farcela da sola ma è spaventata da fantasie suicide.

Durante la sua infanzia, primogenita di cinque fratelli, ha ricevuto poco calore e affetto dai genitori in disaccordo continuo ed ha dovuto occuparsi, con funzioni genitoriali, dei fratelli.

Una sorella minore, con problemi di autodistruttività e aggressività, si è suicidata due anni fa.

Carla si è sempre sentita triste ma dopo la morte della sorella è molto peggiorata. Ha trovato un certo sollievo assumendo farmaci antidepressivi ma mi dice di essere preoccupata perché non riesce a concentrarsi.I familiari hanno posizioni diverse rispetto alla terapia. Il marito è supportivo mentre la madre non accetta che la figlia ne abbia bisogno.

Il padre appare ambiguo, a volte riconosce i bisogni della figlia, a volte condivide il pensiero della moglie. Sul piano della relazione Carla mi chiede aiuto ed accudimento ma anche bisogno di distanza, per timore di esprimere la propria rabbia, e questo la fa sentire ancora più frustrata ed insicura.

Ho temuto che il suicidio potesse rappresentare l'estremo attacco agli altri, ed anche a me quale terapeuta, nonchè una modalità per potere esprimere la propria frustrazione e rabbia.

Sul piano delle risorse Carla pare capace di provare empatia nella relazione terapeutica ed è motivata ad esplorare, a cambiare e a migliorarsi. Ha mentalità psicologica, intelligenza e si esprime con grande abilità verbale.

La terapia si svolge con una modalità supportiva ed espressiva e Carla trova sollievo e comprensione nelle sedute ma a tali miglioramenti seguono anche peggioramenti sintomatici quali interazioni rabbiose con i parenti o nuovi problemi sul lavoro.

La paziente lotta contro lo spettro della dipendenza e l'angoscia della perdita che la vicinanza terapeutica introduce. In particolare risulta problematica la programmazione e l'annuncio delle vacanze che causano un forte rifiuto della separazione.

Con la crescita della rabbia e dell'aggressività, anche nel contesto terapeutico, Carla diventa più consapevole della sua carica aggressiva interna e della propria incapacità di modulare il proprio comportamento in relazione alla stessa. Carla, nel corso della terapia, può vivere una relazione di accudimento che gli consente una maggiore sicurezza nel suo senso del Sé in quanto competente ed autonomo e quindi più funzionale nell'area interpersonale lavorativa, familiare e sociale.

Si sente più soddisfatta e diminuiscono il suo senso di colpa e la depressione, si riduce anche la lotta contro la dipendenza e l'invidia. Cresce in positività ed ottimismo superando in modo significativo la scissione fra la dimensione di sé accudente e genitoriale e la bambina deprivata dell'affetto e piena di paura della solitudine, del buio e dell'abbandono.



SUPERARE IL TRAUMA

Non riuscivo a spiegare a nessuno come mai io fossi così rigida, separata e fuori contatto rispetto ai miei sentimenti(...)

Essere in contatto con i miei sentimenti avrebbe significato aprire il vaso di Pandora. A dispetto di tutte le volte che ne ho parlato in terapia, io non riuscivo a trovare un modo per entrare in relazione con quella bambina della notte che avevo abbandonato. La odiavo e basta. Non provavo alcuna compassione, ma mi stavo finalmente rendendo conto che sarei rimasta intrappolata nella patologia se non avessi trovato un modo per smettere di giudicarla in modo così terribile. MARILYN VAN DERBUR (2004)


Gloria, una paziente con disturbo borderline di personalità, si lamentava di non riuscire a mangiare in modo sano, pulire la casa e gestire le sue emozioni. Voleva fare queste cose ma si sentiva incapace di compiere i necessari cambiamenti.

Quando il suo terapeuta esplorò questo problema con lei, fu chiaro che Gloria temeva che, se fosse cambiata e si fosse sentita meglio, avrebbe deciso di separarsi dal marito una cosa che non voleva fare.

Temeva anche che, nel caso fosse stata meglio, il terapeuta l'avrebbe lasciata e sentiva che comunque non meritava di sentirsi meglio.

Il paziente, attraverso un' esposizione graduale, è aiutato a intraprendere attività quotidiane che erano in precedenza evitate.

L'esposizione terapeutica a stimoli precedentemente evitati non rappresenta un obiettivo di per sé, ma serve per favorire azioni di integrazione. Le azioni di integrazione di solito facilitano nuove percezioni, idee, sentimenti e azioni comportamentali al posto di cicli percettivo-motori rigidi, restrittivi e disadattivi. La fusione completa (unificazione) di tutte le parti della personalità in una personalità maggiormente coesa e coordinata rappresenta un obiettivo per i pazienti che entrano in questa fase del trattamento, in modo che non ci sia più un senso soggettivo di separatezza e che i sistemi di azione siano tra loro coordinati e coerenti. Esistono diversi modi per raggiungere la fusione, delimitati dalla creatività del paziente e del terapeuta.
Dai "FANTASMI NEL SE" di Onno Van Der Hart - Ellert R.S. Nijenhuis - Kathy Steele , R. Cortina Editore (2011)


Disturbi di personalità

Superare il Trauma

Disturbo Borderline di personalità

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